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L’elettronica delle Umlaut per Nitty Gritty: come spogliare i suoni

grammofonoMettono a nudo le forme più essenziali del suono (intensità, frequenza, ritmo) e così ci lavorano attorno. Il risultato? Tutta la ricerca si muove di necessità attorno ai labili confini fra suono e rumore.
E’ il contributo-intervento del duo elettronico Umlaut per Nitty Gritty. E’ la loro personale interpretazione della performance e del suono.

Suoni e rumori
Loro stesse lo spiegano così: «Da un punto di vista prettamente fisico, c’è uno stretto legame tra suono e rumore: il suono non è altro che l’intonazione di un rumore prodotto con una certa intensità, e l’intonazione avviene portando le frequenze a una periodicità x in un tempo y. E’ quindi “ritmando” un rumore che, in sostanza, si genera un suono».
E’ per questo che la performance delle Umlaut porta l’attenzione dell’ascoltatore non tanto verso l’aspetto melodico, armonico o ritmico della musica: il piacere durante l’ascolto risulta dal cogliere i suoni in metamorfosi, il dialogo delle loro parti (potremmo dire le parti più fisiche, più raw, “grezze”).
In questa ricerca i suoni elettronici risultano sporchi, disturbati, oppure a volte purissimi e cristallini, ma comunque sempre tesi, in bilico, come se dovessero spaccarsi e trasformarsi in qualcosa d’altro.
La performance musicale diventa così “materica”, fisica, sviluppandosi attorno alla modellazione dei timbri, delle armoniche, dei parametri di sintesi sonora, e, in sostanza, di tutte le variabili che, combinate con ritmo, frequenza e intensità, scolpiscono il corpo dei suoni.

Un’unica onda sonora
La costruzione dei singoli brani avviene secondo un approccio minimale, ovvero con pochi elementi strutturanti che via via si aggiungono e si sottraggono (riff melodici, pattern ritmici, suoni modulati) con variazioni sempre minime o comunque graduali, venendo a disegnare una sorta di lunga “onda sonora”.
Non si tratta però di un approccio né ambient né drone: non si tratta di evocare paesaggi immaginari o reali, né si tratta di avvolgere l’udito in una dimensione di suoni psichedelici ripetitivi.
Il live set proposto da Umlaut scolpisce lo spazio sonoro con drum machines, theremin, synth analogico e synth digitale: utilizzando questi strumenti tipici del setting elettronico con un approccio esplorativo come quello fino ad ora descritto, i ruoli possono “invertirsi”, e può accadere che le oscillazioni di un synth diventino ritmo ossessivo che accompagna un intero brano, così come i suoni di una drum machine possono invece essere utilizzati per interventi sporadici e leggeri, a ricordare che ritmo, suono e rumore sono componenti così primordiali da essere, sostanzialmente, un’unica cosa.
«In tal senso, nella percezione della struttura dei brani da parte dell’ascoltatore, il rapporto tra figura e sfondo diventa circolare e richiede un graduale e continuo cambio di prospettiva, di messa a fuoco».

Manipolazioni, scomposizioni
Sonorità e riff di ispirazione techno-underground sono valorizzate, in quanto riconosciute come modalità espressive simili all’approccio delle Umlaut.
Dicono: «Si tratta infatti di un’estetica che rifiuta in modo più o meno esplicito le soluzioni compositive tradizionali, a favore invece di tecniche di manipolazione e scomposizione sonore più analitiche che vengono riconosciute come pratiche più immediate per accedere alla fisicità del suono».
Le Umlaut citano Juan Atkins a proposito del proprio modo di intendere la techno:
«Voglio che la mia musica suoni come due computer intercomunicanti, non voglio che sembri una band reale. Deve suonare come se l’avesse fatta un tecnico. Ecco cosa sono io: un tecnico con sentimenti umani».

 

 

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This entry was posted on July 2, 2014 by and tagged , , , .
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