venice | the queerness of a club

Biennale di architettura: in Monditalia, lo Space Electronic

imagesCatharine Rossi: «La discoteca Space Electronic fu aperta a Firenze il 27 febbraio 1969. Dietro a questo progetto stava il Gruppo 9999, costituito da quattro membri meno noti del movimento di Architettura radicale (Giorgio Birelli, Carlo Caldini, Fabrizio Fiumi e Paolo Galli).
Il Gruppo 9999, con influenze varie, dall’Electric Circus di New York agli scritti di Marshall McLuhan e agli insegnamenti della scuola di architettura fiorentina, articolò l’interesse dei radicali per le discoteche per realizzare un night club che sarebbe diventato uno dei pochi spazi fisici creati da questa avanguardia mitica e un luogo di sperimentazione architettonica multimediale.
Con un mobilio fatto di cestelli di lavatrici e frigoriferi, agli inizi degli anni ’70 Space Electronic ospitava musica dal vivo e spettacoli teatrali, proiezioni e televisori che trasmettevano il mondo dentro quello spazio. La vita della discoteca era scandita da happening, eventi ed esperimenti di architettura: il Gruppo 9999 la usò come aula dello S-Space (Separate School for Expanded Conceptual Architecture), creandovi addirittura un lago e piantando un orto per il Festival mondial del 1971, una coproduzione con Superstudio.
Alimentato dall’utopismo ambientale e tecnologico, il Gruppo 9999 usò Space Electronic per esplorare il concetto architettonico dilatato, un’esplorazione la cui breve vita rispecchiò quella di Architettura radicale.
Space Electronic è tuttora aperta. Mentre restano gli interni industriali e gli effetti speciali, c’è una differenza chiave: i padroni di casa oggi non sono architetti, ma DJ. I corpi in movimento non sono più quelli di architetti dell’avanguardia, ma appartengono a studenti, turisti e residenti della città. I loro ritmi non sono radicali, ma populisti. Per via della brevità delle attività dei radicali, i clubber di oggi non conoscono il passato di Space Electronic.
Questa installazione si fonda sulla simultanea continuità e discontinuità di Space Electronic. In parte, ricrea gli interni del club per permettere al visitatore di rivivere l’esperienza della Space Electronic degli anni ’70 e di oggi. Favorisce la formulazione di un’idea del suo retaggio e specula su quali significati architettura, avanguardia e discoteche hannoa vuto allora e hanno oggi».

Da Fundamentals. Catalogo. 14a Mostra internazionale di architettura. La Biennale di Venezia

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This entry was posted on June 4, 2014 by and tagged , , , .
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