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Foucault: «E forse bisognerebbe scendere sotto i vestiti?»

Chris_Cunningham,_All_Is_Full_of_Love«Il corpo è un grande attore utopico anche quando si tratta di maschere, di trucco, di tatuaggi. Mascherarsi, truccarsi, tatuarsi non è semplicemente, come si potrebbe immaginare, acquisire un altro corpo, soltando un po’ più bello, più adorno, più facile da riconoscere. Tatuarsi, truccarsi, mascherarsi è certamente tutt’altra cosa. E’ far entrare il corpo in comunicaizone con poteri segreti e forze invisibili.
La maschera, il segno tatuato, il trucco depositano sul corpo tutto un linguaggio, un linguaggio enigmatico, cifrato, segreto che chiama su questo stesso corpo la violenza del dio, la potenza sorda del sacro o la vivacità del desiderio.
La maschera, il tatuaggio, il trucco situano il corpo in un altro spazio. Lo fanno entrare in un luogo che non ha direttamente un suo luogo nel mondo. Fanno di questo corpo un frammento di spazio immaginario che comunicherà con l’universo della divinità o con l’universo dell’altro: saremo afferrati dagli dèi o dalla persona che abbiamo sedotto.
In ogni caso, la maschera, il tatuaggio, il trucco sono operazioni con le quali il corpo viene strappato al suo spazio proprio e proiettato in un altro spazio. E se si pensa che l’abbigliamento sacro o profano, religioso o civile, fa entrare l’individuo nello spazio chiuso del religioso o nella rete invisibile della società, allora diventa chiaro che tutto ciò che tocca il corpo, disegni, colori, diademi, tiare, vestiti, uniformi, tutto ciò fa sbocciare in una forma sensibile e variopinta le utopie rinchiuse nel corpo.
E forse bisognerebbe scendere sotto i vestiti? Si dovrebbe forse arrivare alla carne stessa? Si vedrebbe allora che in alcuni casi, al limite, è il corpo stesso che volge contro di sé il suo potere utopico e fa entrare tutto lo spazio del religioso e del sacro, tutto lo spazio dell’altro mondo, tutto lo spazio del contromondo all’interno dello spazio che gli è riservato. Allora il corpo nella sua materialità, nella sua carne, sarebbe quasi il prodotto dei suoi stessi fantasmi.
Dopotutto il corpo del ballerino non è appunto un corpo che si dilata secondo uno spazio che gli è simultaneamente interno ed esterno?»

Michel Foucault, «Il corpo, luogo dell’utopia», Nottetempo, 2008

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This entry was posted on May 30, 2014 by and tagged , , .
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